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Centro storico

Teatro di Pisogne, una storia infinita

Quasi 10 anni di ritardi, promesse mancate e un conto che paga solo la comunità

di Piu Pisogne
Cover: Teatro di Pisogne, una storia infinita

C'è un edificio, nel cuore di Pisogne, che da quasi un decennio racconta meglio di ogni comunicato istituzionale cosa significhi la parola "lungaggine". È il teatro parrocchiale, che dall'esterno sembra ormai finito — e in effetti, a quanto risulta dalle notizie riportate nel corso degli anni, la parte esterna sarebbe stata completata già da tempo — ma che all'interno, ancora oggi, aspetta di essere davvero consegnato alla comunità. Come minoranza, riteniamo doveroso ripercorrere questa vicenda punto per punto, perché la memoria corta è la prima alleata di chi non vuole rispondere dei propri ritardi.

2016-2018: la promessa di un teatro da 330 posti

Tutto nasce a metà degli anni Dieci, quando il Comune di Pisogne annuncia il proprio sostegno al progetto di un nuovo cine-teatro parrocchiale. Nel maggio 2018, secondo quanto riportava all'epoca Radio Voce Camuna, i lavori procedevano verso un traguardo dichiarato: l'inaugurazione entro la primavera del 2019. Il progetto, dal costo complessivo stimato in un milione e mezzo di euro e finanziato dal Governo all'interno di un più ampio pacchetto per la valorizzazione dei luoghi della cultura, avrebbe dovuto restituire alla comunità una sala da 330 posti.

Sono passati sette anni da quella data di consegna annunciata. Il teatro, a quanto ci risulta, non è ancora pienamente agibile.

2017-2021: il miraggio del milione e 140mila euro

Nel 2017 arriva quella che sembrava la svolta decisiva: il teatro di Pisogne viene indicato come beneficiario di 1.140.000 euro nell'ambito del bando "Bellezz@". Un finanziamento pubblico corposo, capace da solo di coprire buona parte dell'opera. Peccato che, come riportato da Radio Voce Camuna nel febbraio 2026, quella somma "non è mai giunta a destinazione".

Nel frattempo, secondo quanto raccontava Bresciaoggi in un articolo di alcuni anni fa dedicato proprio a questo blocco, Pisogne non era neppure un caso isolato: nelle stesse condizioni si sarebbero trovati anche Breno (per l'opera "Viaggio tra i monti e le acque di Leonardo", 300mila euro), Provaglio d'Iseo (Santuario della Madonna del Corno, 230mila euro) e Borgosatollo (teatro comunale, 169mila euro). Un deputato del territorio, Angiola, presentò un'interrogazione parlamentare al Governo per chiedere conto del blocco: la risposta ricevuta, per sua stessa ammissione, fu giudicata deludente. Le cause del ritardo, secondo quanto lui stesso indicava, sarebbero da ricercare in una scarsa capacità del Governo di seguire pratiche organizzative complesse, in una comunicazione carente tra le strutture ministeriali coinvolte, in un bando probabilmente scritto male e in una generale superficialità nella fase attuativa del provvedimento.

Se queste ricostruzioni corrispondono al vero, non si tratta di un'opinione della minoranza: è un'ammissione che arriva dagli stessi canali istituzionali chiamati a rispondere di quella gestione.

Chi paga il conto? La parrocchia, non lo Stato

Ecco il punto che, se confermato, dovrebbe far riflettere ogni cittadino di Pisogne: mentre il finanziamento pubblico promesso restava bloccato, i lavori già eseguiti sul teatro qualcuno li ha dovuti pagare comunque. Secondo quanto emerso da una recente interrogazione parlamentare, ripresa anche sui social, la parrocchia starebbe tuttora versando un mutuo da 65.500 euro l'anno, fino al 2031, proprio per finanziare i lavori fin qui realizzati. Un impegno finanziario pluriennale, sulle spalle della comunità parrocchiale, per un'opera che avrebbe dovuto essere sostenuta da fondi pubblici già stanziati quasi un decennio fa.

Nel frattempo si resta in attesa di un possibile rifinanziamento del bando: un'attesa che, a conti fatti, dura da più tempo del mutuo stesso.

2024-2026: il rimpallo delle soluzioni

A dicembre 2024, secondo quanto riportava TeleBoario, la riqualificazione del teatro risultava "ferma al palo da diversi anni". Solo in quel momento l'Amministrazione comunale si sarebbe aperta all'ipotesi di un accordo con la parrocchia per far ripartire i lavori.

La soluzione proposta dal Comune, secondo quanto ricostruito da Radio Voce Camuna, sarebbe stata la concessione del teatro alla Curia in diritto di superficie per un periodo da concordare: in questo modo il Comune stesso avrebbe potuto cercare le risorse necessarie per completare l'opera, il cui valore residuo ammonterebbe a oltre 300mila euro. Ma dalla parrocchia, a quanto pare, si sarebbe preferito un percorso diverso: la cessione di un proprio immobile in piazza — sede fino al 2020 di Caritas e Acli — insieme a iniziative di raccolta fondi per mobilitare la comunità.

In altre parole: dopo anni di promesse pubbliche disattese, a mobilitarsi per completare un'opera di interesse collettivo sono ancora una volta i cittadini e la parrocchia, non le istituzioni che quel finanziamento lo avevano garantito.

Il confronto scomodo

Non possiamo, come minoranza, fare a meno di notare un contrasto che ci pare stridente. Mentre il teatro di Pisogne attende da quasi dieci anni il proprio milione di euro, a pochi chilometri di distanza il Teatro Romano di Brescia ha ricevuto, secondo quanto riportato dalla stampa nelle scorse settimane, un finanziamento ministeriale da 1,5 milioni di euro per gli scavi e il restauro, la visita di un Ministro della Cultura in città, ulteriori impegni di sostegno per svariati milioni di euro complessivi tra Regione, Camera di Commercio e sponsor privati, oltre a un piano che punta a valorizzare il sito come "legacy" della Capitale della Cultura. Non mettiamo in discussione il valore di quel progetto. Ci chiediamo solo, legittimamente, perché un piccolo teatro di paese debba aspettare un decennio per una cifra molto più modesta, mentre altrove le priorità sembrano trovare canali di finanziamento assai più rapidi.

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