Frana di Sonvico, sette mesi di disagi e soldi pubblici già spesi
La Val Palot ancora isolata, i lavori veri partono solo a settembre

Oggi sono trascorsi sette mesi da quella notte tra il 26 e il 27 dicembre 2025 in cui il crollo della galleria paramassi lungo la strada intervalliva Pisogne-Colle San Zeno ha di fatto tagliato fuori dal mondo le frazioni di Sonvico, Fraine e tutta la Val Palot. Sette mesi in cui, a quanto risulta dalle notizie circolate finora, residenti e turisti sono ancora costretti a percorrere la strada alternativa di Passabocche, con un aggravio stimato tra i 40 e i 50 minuti di percorrenza ogni volta che si deve raggiungere il fondovalle. Un disagio quotidiano che pesa, e non poco, anche sulle attività commerciali di una valle che — come denunciano da mesi residenti ed esercenti — ne conterebbe ormai sempre meno.
I soldi ci sono. La soluzione, ancora no
Se c'è una cosa che sembra non essere mancata in questi sette mesi, sono gli stanziamenti. Già il 26 gennaio 2026 Regione Lombardia aveva messo sul piatto 420mila euro per una prima fase di intervento, destinata principalmente alle operazioni di disgaggio della parete rocciosa, concluse — a quanto risulta — il 9 marzo. Un primo assegno pubblico, insomma, per un cantiere che dopo oltre due mesi di lavoro avrebbe prodotto soprattutto la rimozione di materiale franato, senza restituire ai residenti alcuna viabilità alternativa concreta.
È lecito chiedersi, a questo punto: cosa hanno effettivamente risolto quei primi 420mila euro, se sette mesi dopo la frana la situazione sul terreno resta la stessa di gennaio? Se le informazioni circolate finora sono corrette, il denaro sarebbe servito quasi esclusivamente a rendere sicuro un versante già franato, senza però intaccare il problema che davvero interessa a chi vive in Val Palot: riavere una strada percorribile.
Un secondo finanziamento, e ancora attese
Il 12 maggio 2026 è arrivato un secondo, più corposo stanziamento regionale: 1,38 milioni di euro per la cosiddetta "via di Mora", il vecchio collegamento tra Pisogne e Sonvico da recuperare e adeguare al transito di mezzi ordinari. Il progetto di fattibilità tecnico-economica del secondo lotto è stato approvato dalla Giunta il 25 giugno, mentre il giorno successivo è arrivato anche il via libera al progetto definitivo, per un valore complessivo che sfiorerebbe 1,43-1,44 milioni di euro, in parte coperto — a quanto pare — anche con risorse proprie del Comune.
Numeri importanti, se confermati. Ma a fronte di cifre che superano il milione e mezzo di euro complessivo, il cronoprogramma diffuso parla di un avvio dei lavori non prima dell'inizio di settembre 2026, con l'obiettivo — tutto da verificare — di chiudere il cantiere entro la fine dell'anno. Significa, se tutto va secondo i piani più ottimistici, che i residenti di Sonvico e Fraine potrebbero tornare ad avere una viabilità alternativa stabile non prima di dodici mesi dalla frana. Dodici mesi di rallentamenti, di mezzi di soccorso costretti a percorsi più lunghi, di attività commerciali che, secondo quanto lamentato dagli stessi residenti, avrebbero già pagato un conto salato in termini di clienti e fatturato.
Una domanda che i residenti si pongono da mesi
C'è poi un dettaglio che, se confermato, meriterebbe una riflessione ulteriore: pare che, anche una volta completata la nuova viabilità sul tracciato di Mora, la strada principale oggi interrotta non tornerà comunque percorribile dal traffico ordinario, ma resterà riservata ai soli mezzi di emergenza. Il che apre una domanda tutt'altro che banale: la soluzione che si sta approntando, dopo mesi di attesa e milioni di euro di finanziamenti pubblici, sarà davvero risolutiva o rappresenta soltanto un palliativo, per giunta arrivato con mesi di ritardo rispetto all'urgenza dichiarata?
Non è un caso che, fin dai primi giorni di gennaio, i residenti abbiano manifestato più volte davanti al municipio di Pisogne, lamentando lentezze e chiedendo risposte più rapide a un'emergenza che, sulla carta, era già stata dichiarata di pubblica utilità, indifferibile e urgente. Se le tempistiche raccontate finora dalla stampa locale corrispondono alla realtà dei fatti, viene da chiedersi se davvero non si potesse fare di più, e prima, per una valle che da sette mesi convive con un isolamento parziale e con l'ansia di non sapere quando tutto questo finirà davvero.
