Un'area camper al posto del verde? Così si cancella un ecosistema fragile
Il prato di Nistoi rischia di diventare una maxi area camper

A Pisogne, sul Sebino bresciano, sembra profilarsi l'ennesimo caso di un pezzo di natura sacrificato sull'altare del turismo "organizzato". Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l'Amministrazione comunale avrebbe messo nero su bianco un progetto per trasformare il prato di Nistoi — conosciuto ai più semplicemente come "il prato scout" — in una maxi area attrezzata per la sosta dei camper, con annessi servizi.
Un'area verde da decenni, uno "sfruttamento" in poche settimane
Stando a quanto si apprende, l'area sarebbe rimasta pressoché intatta per decenni proprio grazie ai vincoli ambientali e idrogeologici che ne avrebbero storicamente impedito l'edificazione: una zona che, a quanto riferiscono le fonti consultate, risulterebbe esposta al rischio di esondazione del fiume Oglio e del lago d'Iseo, oltre che sottoposta a tutela paesaggistica. Fino a oggi, sempre secondo le ricostruzioni circolate, il prato sarebbe stato utilizzato solo per attività a basso impatto — campi scout, esercitazioni della Protezione Civile e semplice svago dei residenti — proprio in virtù della sua fragilità.
Ed è qui che, stando a quanto riportato, la misura sembra essere colma per una parte consistente della cittadinanza: possibile che l'unico modo per valorizzare uno spazio così delicato sia asfaltarlo, cablarlo e trasformarlo in un parcheggio per mezzi ricreazionali?
Numeri che, se confermati, fanno riflettere
In base a quanto pubblicato nella sezione Amministrazione trasparente del Comune — a quanto si apprende dal 12 marzo 2025, con un atto successivo del 23 dicembre dello stesso anno — l'operazione avrebbe un valore stimato di circa 350mila euro tramite project financing, su un'area di circa tremila metri quadrati, per una cinquantina di piazzole, con gestione affidata per vent'anni alla società proponente. Il soggetto individuato, secondo quanto riferito da alcune testate, sarebbe la società "Area camper Pisogne", riconducibile a un gruppo di soci privati.
Un dettaglio che, se confermato, meriterebbe una riflessione non banale: perché ricorrere al project financing — strumento che, come fanno notare gli stessi ambientalisti citati dalla stampa, nella maggior parte dei casi finirebbe per favorire l'interesse privato a scapito di quello pubblico, che si accolla anche il rischio d'impresa — per un intervento di dimensioni tutto sommato contenute? E soprattutto: a poca distanza, a quanto pare, esisterebbe già un campeggio privato attrezzato per l'accoglienza dei camper. Se la notizia fosse confermata, verrebbe da chiedersi che senso abbia consumare nuovo suolo pubblico quando un'alternativa privata sarebbe già disponibile a poche centinaia di metri.
La biodiversità sacrificata? Il canneto nel mirino
Le fonti consultate insistono molto su un altro punto, che se confermato assumerebbe un peso rilevante: la vicinanza del prato a un canneto ritenuto di pregio naturalistico, descritto come habitat di particolare interesse per la biodiversità locale, potenzialmente esposto a modifiche permanenti dell'ecosistema, con ripercussioni — sempre secondo quanto riferito — anche sulle aree di nidificazione. Difficile, se le cose stanno davvero così, non chiedersi quale valutazione ambientale abbia accompagnato un progetto che insiste su un'area già classificata a rischio idrogeologico.
La mobilitazione: dal flash mob alla raccolta firme
Non sorprende, alla luce di quanto sopra, che la vicenda abbia acceso gli animi. Il 22 luglio, a quanto risulta, si è tenuto un flash mob di protesta davanti all'ex prato scout, promosso da Legambiente Basso Sebino con il sostegno di residenti, Legambiente Valle Camonica, Lipu Brescia e Bergamo e Italia Nostra Valle Camonica. Da lì sarebbe partita, secondo le notizie apprese, una raccolta firme con banchetti nel quartiere di Nistoi, nel centro di Pisogne e in Val Palot, con l'obiettivo dichiarato di consegnare le adesioni al sindaco e ottenere l'immediata cancellazione del progetto, chiedendo che l'area resti destinata esclusivamente a verde pubblico attrezzato.
Una domanda che resta aperta
Se le ricostruzioni riportate dalla stampa locale corrispondessero al vero, ci troveremmo di fronte a un caso emblematico di come, in nome di un presunto sviluppo turistico, si rischi di cancellare in poche settimane un equilibrio ambientale costruito — o meglio, preservato — in decenni di non-intervento. Restano da capire le ragioni tecniche e urbanistiche che avrebbero portato l'Amministrazione comunale a scegliere proprio quell'area, nonostante i vincoli e la presenza, a quanto pare, di un'alternativa privata già operativa nelle vicinanze.
